Fultz: “Vicino al rientro”. Irving: “Dobbiamo giocare con intensità”

di Ennio Terrasi Borghesan
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Secondo giorno di allenamenti a CitySport, complesso sportivo della City University e “casa” per i primi due giorni in terra britannica di Boston Celtics, Philadelphia 76ers e di tutta l’oliata macchina organizzativa NBA.

Sono tanti i giocatori che nella sessione di media availability si concedono alle domande della stampa, e uno dei più ‘richiesti’ è sicuramente Markelle Fultz. La prima scelta assoluta al Draft 2017 ha vissuto una prima parte di stagione decisamente travagliata, con un infortunio alla spalla che ne ha condizionato la preparazione e il rendimento nelle prime partite giocate. Il rientro però sembra essere vicino, come conferma lo stesso Fultz ai media: “Tutto va nella direzione giusta, la mia spalla sta molto meglio. Il mio rientro in campo? È su una day-to-day basis, io sto comunque lavorando duro perché non vedo l’ora di tornare a giocare”.

Una delle chiavi della stagione dei Sixers è l’alchimia tra il talentuoso gruppo dei giovani e l’anima veterana dello spogliatoio. A facilitare l’affiatamento, in estate è arrivato JJ Redick, che si è subito inserito alla grande con la maglia di Philly: “Finora sta andando tutto oltre le mie aspettative. È una stagione sin qui esaltante, abbiamo avuto un momento negativo a dicembre (9 sconfitte in 10 partite, ndr) ma ci stiamo riprendendo giocando come sappiamo. Per me, come giocatore e compagno di squadra, sin qui è un’esperienza incredibile: conoscere questi ragazzi è stato grandioso”.

Spostandoci sui Celtics, il giocatore sicuramente più richiesto da parte dei numerosi media accreditati è indubbiamente Kyrie Irving. Il protagonista dell’estate NBA sin qui sta guidando Boston verso il miglior record della Eastern Conference, nonostante i Celtics abbiano perso Gordon Hayward dopo appena 5 minuti di Regular Season. L’ex stella dei Cavs sottolinea le responsabilità che derivano dal giocare con un nome prestigioso sulla jersey come quello dei Celtics: “Le aspettative, quando vesti la maglia di Boston, sono alte: il Celtics Pride è qualcosa la cui importanza intuisci anche da esterno, vedendo come giocatori che passano per questa franchigia parlano della stessa una volta altrove. Essere sul parquet con il nome di Boston sul tuo petto significa tantissimo”.

Anche Al Horford è al primo NBA Global Games in carriera, avendo saltato per infortunio la sfida tra Hawks e Nets nel 2014. Il lungo dominicano sottolinea l’importanza di godersi l’esperienza londinese anche fuori dal campo: “Martedì sera siamo andati a cena tutti insieme, con l’intero staff e anche i nostri familiari che hanno viaggiato con noi, è stato molto bello. Stasera (Ieri per chi legge, ndr) probabilmente andremo di nuovo a cena fuori e in giro per la città, così da rilassarci un po’ prima della partita. È una grande opportunità quella di trascorrere del tempo insieme in un altro paese, rende il gruppo più affiatato”.


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