#NBApreview: Magic e Bulls, il futuro è radioso, il presente meno

di Paolo Terrasi
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Seppur in due division differenti, Chicago Bulls ed Orlando Magic hanno molto in comune: prospettive presenti, future, punti di forza, punti deboli, ed investimenti. 

Per entrambe, il prossimo anno sarà totalmente di transizione, dedicato allo sviluppo dei propri giovani senza nessuna prospettiva di competitività. La franchigia della Florida si trova nelle acque melmose del tanking da più anni dell'ex squadra di Michael Jordan, ma entrambe hanno condiviso lo stesso destino già la scorsa stagione, appaiandole allo scorso draft alla sesta e settima posizione. 
Ed è al draft 2018 che entrambe hanno pescato bene sotto canestro: Orlando ha scelto Mo Bamba, ancora un filo acerbo ma dal potenziale assoluto, mentre i Bulls con Wendell Carter Jr hanno preso un giocatore già pronto ed incredibilmente maturo per la sua età. Entrambe hanno continuato a rimpolpare il frontcourt dopo il draft 2017, che ha portato Jonathan Isaac (come Bamba, un freak atletico, ma decisamente sottotono la sua prima stagione) e Lauri Markkanen (tra i migliori 5 rookie la scorsa stagione). 

Alle scelte positive sotto canestro, fanno da contraltare quelle più interlocutorie e discutibili sugli esterni: entrambe hanno rifirmato a grandi cifre Aaron Gordon Zach Lavine, finalisti dello Slam Dunk Contest 2016 (vinto dal giocatore dei Bulls, all'epoca a Minnesota), ed attualmente uomini franchigia delle rispettive squadre. I due sono ancora lontani dal raggiungere la totale maturità, ma finora non hanno dimostrato di avere le stimmate per giocare come All Star. Lavine è reduce da una rottura del crociato, Gordon fatica a trovare una collocazione tattica definitiva, ed entrambi devono ancora diventare affidabili dalla linea da 3 punti, specialmente il numero doppio zero dei Magic. Il tempo per esplodere definitivamente ed entrare al meglio nel loro prime non manca, ma entrambi hanno avuto seri problemi fisici alle spalle (la scorsa stagione, 82 partite cumulative per i due), e per tornare il prima possibile a respirare aria di postseason, le strade di coach Clifford e coach Hoiberg passano dalle spalle dei due prodotti del draft 2014. 


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