Un mese alla fine della regular season: tutto in palio

di Paolo Terrasi
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Manca un mese esatto alla fine delle 82 partite di stagione regolare NBA, prima dell’inizio dei Playoff. Cosa può ancora succedere nella lega, tra piazzamenti per la fase finale e delle vacanze anticipate con vista draft? 

PLAYOFF OVEST. La situazione più intricata ed intrigante è nella corsa ai Playoff nella Western Conference, dove è quasi tutto ancora da decidere. Tolte Houston, Golden State (che si giocano il primato della conference e della lega), e le squadre già fuori (che analizzeremo più avanti), è ancora tutto apertissimo, con 8 squadre per 6 posti, tutte nello spazio di tre partite e mezzo, 7 distanziate da soltanto una partita e mezzo. Portland, grazie alla striscia di 9 vittorie consecutive, è riuscita a staccarsi leggermente dalla tonnara, approfittando anche del leggero calo dei Pelicans, alla seconda sconfitta consecutiva dopo un filotto di dieci vittorie. Pelicans che sono appaiate da Minnesota ed Oklahoma City, che pur avendo vari problemi fisici (Butler fuori a tempo indeterminato, Roberson lo rivedremo direttamente l’anno prossimo), continuano a tenere botta (Wolves capaci di battere gli Warriors, OKC ha vinto sette delle ultime 10). Chi non sta tenendo, invece, sono i San Antonio Spurs, che rischiano di ritrovarsi fuori dai Playoff per la prima volta dopo 20 anni, e per la quinta volta negli ultimi 42 (transizione da ABA ad NBA): la banda di Popovich ha perso 8 delle ultime 10 gare, e si ritrova settima con soltanto mezza vittoria di margine sul terzetto di Clippers, Nuggets e Jazz. Terzetto agguerrito ed in forma: i Clippers sono una squadra diversa dopo aver scambiato Blake Griffin, i Nuggets hanno ritrovato dopo 40 gare Paul Millsapp, e Utah ha vinto 18(!) delle ultime 20 partite. Tutto può accadere, e la classifica può mutare ogni mattina. 

PLAYOFF EST. Nella Eastern Conference la situazione è simile: mentre le 8 classificate ai playoff sono quasi certe (Il margine tra i Bucks, attualmente ottavi ed i pistons noni è di 5 gare), il loro ordine è tutto da definirsi. Come ad Ovest, le prime due sono certe, con Toronto decisamente più avvantaggiata sui Celtics; per le altre, invece, ci sarà da sudare: Tra Pacers e Bucks ci sono tre gare e mezza di differenza, ed ogni mattina la classifica può cambiare. I Pacers, una delle rivelazioni stagionali; I Cavaliers, che hanno dalla loro Lebron James, ma equilibri di squadra tutti da trovare; I Wizards sono orfani di John Wall, ma paradossalmente meglio senza di lui; i 76ers mostrano lampi di bravura accecante alternati ad ombre di totale oscurità difensiva; Miami, senza una vera stella ma con la sua cultura ed il suo gioco; ed i Bucks, che non sempre riescono a dare continuità alle giocate di Antetokounmpo: per scoprire come si intrecceranno queste squadre ad Aprile, bisognerà aspettare.

DRAFT NBA. E le altre? Tolte Detroit, Charlotte (non all’altezza di un ritmo playoff ad Est più alto rispetto agli anni passati) e Lakers (vedi sopra, ma disinteressati dalla possibilità di fare Tanking per una scelta alta, non avendo potere sulla loro scelta), abbiamo 9 squadre, chi più o meno velatamente, completamente disinteressate alla vittoria, nella speranza di conquistare una scelta alta al prossimo draft. E per ironia della sorte, seppur al contrario, la situazione è similare a quella delle lotte playoff: Due squadre staccate dalle altre (Memphis e Phoenix, con i primi che dopo aver stupito ogni anno la lega con il loro gioco combattivo si ritrovano a non vincere da 17 gare), ed altre 7 distanziate da una manciata di partite. Orlando, Atlanta, Sacramento, Dallas, Brooklyn (per conto di Cleveland), Chicago, New York: per loro un presente nero, nella speranza di un futuro roseo. 


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