Finale 2018: l’Olimpia smette di giocare, Trento vola e fa 2-2

di Fabio Cavagnera
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Un suicidio perfetto. L’Olimpia Milano comanda e controlla la partita per quasi tre quarti, quando raggiunge anche la doppia cifra di giocare, poi smette completamente di giocare, subisce un parziale di 31-4, crollando nel quarto periodo e la Dolomiti Energia Trento pareggia la serie tricolore (77-74). I biancorossi si innervosiscono per una serie di dubbie decisioni arbitrali, ma non è comunque accettabile reagire in questa maniera per una squadra di questo livello, sprecando quanto di buono fatto in buona parte del match, quando avevano controllato i rimbalzi e limitato le palle perse. Superlativa prova di Shields per i padroni di casa, disastrosi Jerrells e Kuzminskas nelle fila milanesi. 

Eppure sembrava un’altra EA7, rispetto a due giorni fa, principalmente a rimbalzo, nonostante i due lunghi abbiano due falli prestissimo. Pianigiani rispolvera Cusin e l’ex Avellino si fa valere vicino a canestro, anche con un bel canestro in allontanamento. Ma la partita è una battaglia, in cui però i biancorossi combattono, trovando il primo allungo, con un 7-0 a cavallo del primo mini intervallo, nonostante lo 0/7 dall’arco. E, quando arriva la prima tripla, firmata Goudelock, il distacco diventa significativo (15-27 al 15’). Però cala l’intensità difensiva e Trento ne approfitta per riavvicinarsi. 

Il terzo periodo è un tira e molla, con i biancorossi con vari tentativi di allungo, fermati da Shields e qualche disattenzione di troppo: un 9-0 milanese per il +11, annullato dall’8-0 interno, mentre sale anche la tensione, ferita alla testa per Tarczewski, con una terna arbitrale che fatica a tenere il controllo del match, innervosendo soprattutto Milano. E la squadra di Pianigiani va in completa confusione: non gioca più di squadra, non difende e subisce un parziale di 19-0, con cui l’Aquila vola ad un incredibile +16. Finisce qua, è 2-2 e per l’Olimpia è tutto da rifare.

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