“In Europa si gioca il basket più bello”: perché Pesic cade in errore?

di Ennio Terrasi Borghesan
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Quella che sembrava una normale conferenza stampa dopo un grande risultato (la decima vittoria stagionale in Eurolega, per una squadra che nella scorsa stagione si è imposta soltanto in 11 occasioni) si è trasformata, all’improvviso, in un “rant” di culto su una tematica molto dibattuta. Hanno fatto discutere nella giornata di oggi, sui social, le parole pronunciate ieri sera in sala stampa da Svetislav Pesic dopo la vittoria del Barcellona su Milano.

Il coach serbo, elogiando il cambio di ritmo difensivo dei blaugrana nel secondo tempo -chiave della vittoria catalana su una Milano, al contrario, troppo permissiva nella metà campo difensiva- ha dichiarato: “In Europa si gioca oggi il migliore basket del mondo, perché qui tutto nasce dalla difesa e dalla tecnica individuale. Non è niente a che vedere con quello che giocano in NBA, una cosa che non riesco a definire come pallacanestro”.

Lì una partita con entrambe le squadre che superano con facilità quota 100 punti rende tutti felici” ha continuato Pesic, in Italia visto alla guida di Roma a metà dello scorso decennio, “la cosa su cui loro sono molto bravi è la vendita del prodotto, qualcosa su cui in Europa dobbiamo migliorare tanto”.

I concetti espressi dal santone serbo sono un leitmotiv certamente non nuovo, anche se l’osservazione ha destato un minimo di scalpore per il tono e la totale sorpresa per il contesto in cui sono state espresse. A vedere di chi scrive, l’opinione del coach serbo è la perfetta rappresentazione di una visione della pallacanestro totalmente allergica a qualsiasi forma di progresso.

Nella stagione in cui due leggende del basket americano come Larry Brown e Rick Pitino hanno deciso di mettersi alla prova della pallacanestro europea, dimostrando coraggio e apertura mentale, è scoraggiante vedere, da parte di chi ha fatto la storia del basket del vecchio continente, una tale chiusura e ripetitività di concetti stantii. 

Un atteggiamento che, tra l’altro, non prende minimamente in considerazione tante cose: in primo luogo l’evoluzione tecnica di grandi giocatori europei come Nowitzki, Parker e i fratelli Gasol (per citare quattro nomi di futuri Hall of Famer) che in NBA hanno fatto le fortune di squadre da titolo (o ai vertici della Lega), fortune poi ‘trasportate’ in Europa nelle rispettive nazionali. Ma non è da sottovalutare il contributo, all’evoluzione del gioco, di squadre come i Pistons o gli Spurs dello scorso decennio, che sulla difesa (in primis) hanno costruito la base del loro successo. Oppure alla stessa Nazionale USA, che dopo i flop del quadriennio 2002-2006 è stata in grado di costruire un progetto tecnico “imbattuto” puntando sul gioco e sulla coesione di squadra prima che sulle “figurine”.

Nel 2019 l’NBA non è solo il trionfo del business e del marketing, ma soprattutto il miglior esempio possibile di grande pallacanestro. Tra coaching staff di Eurolega e NBA vi è un continuo scambio di idee tecniche: qualcosa che dimostra una notevole apertura mentale, a differenza di quanto si evince da certe dichiarazioni conservative. Eurolega e NBA sono spettacoli bellissimi e imperdibili: perché non pensare a goderseli, senza reclamare presunti primati?


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